LA PROMESSA DELL’ASSASSINO
servizio di DARIA CIOTTI
(tratto da Nuovo Civitavecchia Oggi di sabato 8 dicembre 2007) - Non è facile classificare “La promessa dell’assassino”, il nuovo film di David Cronenberg. Perché è un thriller ma non fa paura, perché è violento ma non ci sono inseguimenti e sparatorie, perché è “psicologico” ma non claustrofobico. Ambientato a Londra, il film racconta una storia di ordinaria violenza consumata tra le pareti di un ristorante, che serve da facciata ad una vasta fratellanza russa criminale, la Vory V Zakone, e tra le corsie di un ospedale, dove per una serie di fortunose circorstanze si trovano ad interagire i protagonisti.Nikolai Luhzin (Viggo Mortensen) è l’autista di fiducia di Semyon (Armin Mueller-Stahl), il capofamiglia della Vory V Zakone, ma soprattutto ha un rapporto molto stretto con Kirill (Vincent Cassel), il “principe ereditario” violento e capriccioso alla perenne ricerca dell’approvazione paterna. L’equilibrio di Nikolai, all’apparenza freddo come il ghiaccio, viene incrinato dall’irruzione nella sua vita di Anna (Naomi Watts), una giovane ostetrica di origini russe sconvolta dalla morte di un’adolescente morta a 14 anni nel dare alla luce una bambina. Il tentativo di Anna di trovare la famiglia di Christine (così la donna ha battezzato la bimba, «perché ricorda il nome di Cristo»), metterà in pericolo la sua vita e quella dei suoi familiari. E’ proprio l’aiuto di Nikolai, insperato e inaspettato, che le permette di salvare la sua vita e quella dei suoi cari.Dopo “A History of Violence”, David Cronenberg e Viggo Mortensen tornano a lavorare insieme. Ma non aspettiamoci una “copia carbone” del precedente lavoro che regista e protagonista hanno realizzato insieme. Tutt’altro. Se due anni fa ci siamo trovati di fronte a scene ad alto tasso di violenza ma soprattutto di “passione” (intesa come foga), in “La promessa dell’assassino” l’azione lascia il posto ad una rappresentazione della vicenda meno “movimentata”, le scene dove (naturalmente) c’è del sangue che sgorga, arrivano all’improvviso, come una fucilata in pieno petto, e durano quel tanto che basta per rimanere impresse ma non annoiare.
Questo perché Cronenberg ha preferito concentrare il punto focale del film sulla psicologia dei suoi personaggi, ognuno dei quali ha la sua storia ma conserva, e mostra, una profonda complessità dell’anima. Il personaggio di Kirill ne è un esempio particolarmente interessante. All’apparenza capriccioso e violento, quando si trova di fronte al padre diventa come un cucciolo sperduto alla ricerca dell’affetto e dell’approvazione paterna, che invece trova molto più sovente nell’amicizia fraterna che lo lega a Nikolai. Un uomo che, contro ogni previsione, dimostra di possedere una coscienza e, all’occorrenza, di saper fare la cosa giusta.Nikolai stesso, che all’inizio del film ci appare come un violento senza sentimenti (basti fare attenzione al modo in cui si rapporta alla morte), nasconde una certa tenerezza ed una capacità di gesti di gentilezza che emergono solamente dopo il suo incontro con Anna, e si dimostra capace di rinunciare all’unica occasione di “redenzione” per salvare la donna che, in altre circostanze, avrebbe potuto cambiare la sua vita.Il personaggio di Naomi Watts, Anna, è una donna resa forte dai drammi vissuti nella sua vita, decisa a tutto pur di salvare la piccola vita di Christine, che non si ferma nemmeno di fronte alle velate (e neanche tanto) minacce di morte di Kirill e famiglia.
Ottima l’interpretazione di Armin Mueller-Stahl nei panni di Semyon. L’attore, di origini tedesche, nonostante la candidatura all’Oscar come Miglior Attore non protagonista di “Shine”, non era mai riuscito a trovare il giusto spazio e la meritata popolarità. In “La promessa dell’assassino” ci troviamo di fronte a una sorta di demonio dagli occhi azzurri e dal sorriso gentile, pronto a tutto pur di difendere la sua famiglia e i suoi affari, anche a tradire chi lo considera come un padre.

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