servizio di DARIA CIOTTI
(tratto da Nuovo Civitavecchia Oggi di venerdì 18 gennaio 2008) – Ambientato sullo sfondo del lungo sciopero degli operari della Fiat nel 1980, quando la casa automobilistica minacciò il licenziamento di 15.000 operari, “Signorinaeffe” racconta la storia di Emma, una ragazza proveniente da una famiglia operaia di origini siciliane trapiantata a Torino, che per la prima volta nella sua vita esce dalla bambagia in cui è cresciuta per scontrarsi con una realtà dura e storica.
Emma (Valeria Solarino), impiegata alla Fiat, è fidanzata con Giulio (Fabrizio Gifuni) un ingegnere che nella società occupa un posto di rilievo e, pur provenendo da una famiglia operaia, sembra non essere minimamente solidale con le condizioni (precarie) di lavoro delle migliaia di persone che rischiano il licenziamento. Forse a causa delle continue raccomandazioni di Giulio, che le fa avere promozioni sul lavoro e voti con lode all’università, forse a causa del conformismo in cui si sente intrappolata suo malgrado. Al contrario della sorella e del fratello, più “semplici” e alla mano di Emma, la ragazza si trincera dietro un atteggiamento di sufficienza nei confronti della classe operaia, dettato forse dall’agiatezza che la sua vita privata le regala, o forse da un’ostinato rifiuto di guardare in faccia la realtà. Fin quando incontra Sergio (Filippo Timi), un giovane operaio militante che lavora alle presse, dal quale si sente immediatamente attratta, seppur contro la sua stessa volontà. Dopo un primo approccio a dir poco scontroso, la ragazza si accorge di amare Sergio e decide di voltare radicalmente pagina, rivoltandosi contro la classe dirigente e schierandosi a favore di quella operaia, che manifesta giorno e notte per salvare il proprio posto di lavoro. Anche Emma decide di manifestare insieme agli operai, fino all’inevitabile e conclusivo “non lieto fine”.
L’intenzione della regista di raccontare le condizioni degli operai, fin troppo spesso “dimenticati” dalla stampa e dall’opinione pubblica, è sicuramente lodevole. L’evento storico è raccontato, anche grazie all’inserimento nella pellicola di immagini di repertorio, in maniera abbastanza fedele. Peccato però che la storia di Emma e Sergio, e di tutti i personaggi di contorno che fanno parte della storia, abbia un sapore piuttosto banale, quasi fosse stata messa là come “riempitivo” per quello che poteva essere tranquillamente realizzato come documentario, invece che come lungometraggio di fiction. Il personaggio di Emma Martano non possiede uno spessore, una coscienza politica tale da giustificare il suo improvviso cambio di ideologia. E’ l’amore che la spinge a fuggire di casa, ad unirsi alla lotta operaia, salvo poi tornare sui suoi passi quando si rende conto di essere andata troppo lontana. La storia d’amore stessa tra Sergio ed Emma è intrappolata in cliché fin troppo scontati: l’incotro/scontro, la negazione dell’attrazione, l’improvvisa presa di coscienza e, infine l’abbandono “terapeutico”, finalizzato alla salvezza del suo uomo. Senza contare l’incontro fortuito a distanza di oltre 20 anni, ciliegina sulla torta di un plot fin troppo standardizzato. Stesso dicasi dei dialoghi, che non ci raccontano niente di nuovo, che nulla tolgono ma nulla aggiungono alla cinematografia odierna.

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