servizio di DARIA CIOTTI
(tratto da Nuovo Oggi di mercoledì 6 febbraio 2008) – Sulla breccia da oltre 10 anni nonostante la giovane età (non ha ancora 26 anni), Silvio Muccino ha appena presentato alla stampa il suo primo film da regista, “Parlami d’amore”, nelle sale italiane a partire dal 14 febbraio con oltre 500 copie. E sta vivendo un sogno. «Sto vivendo un sogno e me lo sto godendo, sono due anni che aspetto questo giorno, che ci lavoro su. E penso che il sogno continuerà almeno fino al primo week-end di programmazione, quando potrò vedere le reazioni del pubblico di fronte al mio film». Silvio Muccino parla del suo esordio alla regia con un’emozione quasi paterna nei confronti della sua “creatura”, tratta dall’omonimo romanzo che l’attore/regista/sceneggiatore ha scritto a quattro mani con Carla Vangelista, e che racconta il rapporto di un ragazzo, Sasha, con la vita e con l’amore.
«”Parlami d’amore” è un film che non parla solamente d’amore, le mie intenzioni nei confronti del pubblico sono di suscitare voglia di vivere, vuole parlare a tutti quanti, non soltanto ad una categoria di pubblico. L’amore, che è al centro della storia, vuole essere un pretesto per vivere e mettersi in gioco».
In effetti la storia del film di Silvio Muccino è, come dice lui stesso, «pregno di tante cose». La vicenda parte dall’incontro del giovane Sasha (Muccino) con Nicole (Aitana Sanchez-Gijon), una donna più grande di lui, in una notte di tragedia. Piove e i due si scontrano con le rispettive automobili, ma ad unirli più che l’incidente è Oliva, un cane randagio che lei investe con la sua auto. I sensi di colpa ed il non sapere cosa è stato dell’animale la spinge a cercare Sasha, con il quale si instaura un rapporto complice e solare, nonostante la complessità delle anime dei due protagonisti, che li porta a vivere una vita nuova. Lui è timido, introverso, tormentato. E’ nato e vissuto in una comunità di recupero, Borgo Fiorito, dove ha conosciuto solo abbandono. I genitori, che lo hanno concepito in quella comunità, lo hanno abbandonato là. Riccardo, il capo di Borgo Fiorito, che lui ha sempre considerato un padre, un bel giorno è scappato. Benedetta, figlia di uno dei benefattori esterni di Borgo Fiorito, che tutte le domeniche da bambina giocava con Sasha, un bel giorno non è andata più a trovarlo. E’ proprio l’amore maledetto che Sasha prova per la ragazza ad unire il ragazzo con Nicole, in un rapporto fatto di “insegnamenti” da parte della donna su come conquistare la ragazza dei suoi sogni. E’ proprio lei che gli dice «Non esiste una donna che non possa essere conquistata», e che nei loro incontri gli dà delle “lezioni di seduzione” che in realtà, anche se i due inizialmente non se ne rendono conto, avvicinano le loro anime e i loro cuori. E’ un rapporto salvatico, grazie al quale lui inizia finalmente a vivere, e lei torna alla vita dopo aver attraversato decenni di buio: il suicidio del primo marito, la vita piatta accanto all’attuale compagno, che lei non ama ma nel quale si è rifugiata.
Ma come dice lo stesso regista, il film è pregno di tante altre cose. Forse troppe? «Forse sì. Ma perché no? La vita è “tanta”, fatta di tante cose, non ci dimentichiamo che il film nasce da un romanzo di 400 pagine – spiega Muccino – E tutta questa roba è legata da un unico concetto: noi possiamo chiudere col passato, ma il passato non può chiudere con noi. Tutti i personaggi del mio film sono legati al passato, ai loro fantasmi. Forse aver messo tante cose in questo film è un limite ed allo stesso tempo un pregio. Del resto sono alla mia prima regia e non so se ce ne saranno altre, quindi siccome aspettavo questo momento da due anni mi sono detto che forse era meglio metterci tutto, non si sa mai». Nella storia raccontata da Muccino in “Parlami d’amore” in effetti c’è di tutto: amore, autodistruzione, il non sapersi slegare dai fantasmi del passato, l’incapacità di vivere la vita in maniera piena, la salvezza che arriva dall’amore. E’ proprio l’amore che, alla resa dei conti, costituisce il fil rouge di questo film. «L’amore non è semplice, affatto – spiega Silvio Muccino – Lo considero un animale che ti mette a nudo e ti costringe a guardarti allo specchio, a darti completamente e metterti a nudo. Essere senza difese spesso complica i rapporti, ed impedisce di vivere le storie d’amore. Per Nicole e Sasha questo rapporto rappresenta un’occasione iniziatica: per lei è finalmente il momento di ricominciare a vivere, e soprattutto di prendere per mano Sasha e iniziarlo alla vita, per la prima volta». Tra Sasha e Nicole, i protagonisti, c’è una forte differenze d’età, ma non è questo per il regista il motore che muove la loro relazione. «Certo, il fattore età è presente ma non è fondamentale. Del resto prima della storia nascono i personaggi, io e Carla (Vangelista, la coautrice del libro e della sceneggiatura, ndr) li abbiamo creati partendo da noi stessi, e dopo ci abbiamo costruito sopra la storia. Sasha e Nicole portano tra di loro una grande differenze d’età ma lei, fuggendo da lui, non scappa da un uomo più giovane. Scappa in realtà dall’amore, l’età è solo un fattore contingente, la vera paura che la attanaglia è quella di amare. Sottolineare la differenza d’età era solo un modo per mostrare come un sentimento vero non si ferma davanti a queste cose».
“Parlami d’amore” è un concentrato di citazioni provenienti, soprattutto, dal cinema francese. «Amo il cinema della Nouvelle Vague, quello di Godard, e mi è venuto spontaneo inserire molti elementi di questo tipo di cinema nel mio film. E’ anche pieno di suggestioni fotografiche, come quelle presenti nel cinema di Bertolucci, mentre gli interni richiamano di molto la fotografia tipica di Vittorio Storaro. Anche le location richiamano molto questo tipo di cinema. Ed è merito di Tonino Zera, lo scenografo, con il quale per settimane abbiamo cercato posti che avessero un’immagine liberty, molto francese, fatta di luci e trasparenze».
Accanto a Silvio Muccino, in “Parlami d’amore”, un cast scelto attentamente, attori e attrici che fossero non solo interpreti dei loro ruoli ma che incarnassero esattamente i loro personaggi. «Aitana è stato un vero e proprio regalo della Cattleya – dice Muccino – Quando l’ho conosciuta ho sentito il lei la voglia e l’entusiasmo nel voler fare questo film e questo mi ha conquistato. Dopo averla conosciuta sono volato a Madrid per “intervistarla” e quando me la sono trovata davanti, non c’era Aitana ma c’era Nicole. Per quanto riguarda Carolina Crescentini, che interpreta Benedetta, è stato naturale sceglierla. Doveva fare un provino di un’ora che invece ne è durate quattro, perché Benedetta è un personaggio molto complesso. E’ una dark lady ma allo stesso tempo è giocosa, e Carolina, che è un’attrice molto generosa, ha messo tutto di sé in questo personaggio. Diciamo che ci siamo scelti a vicenda. Per quanto riguarda Giorgio Colangeli, che interpreta Riccardo, il “padre putativo” che mi abbandona, posso dire che lo stimo molto. Il suo non è un vero e proprio ruolo, piuttosto un cameo. Ma la sua scena è LA scena per eccellenza, doveva sostenere l’attesa che si crea nei confronti del suo personaggio per tutto il film, un personaggio che invece appare solo all’ultimo. Devo dire che la scena in cui Riccardo e Sasha si incontrano finalmente, e che rappresenta un duello tra loro due, è riuscita davvero bene».
Nel complesso “Parlami d’amore” è un film riuscito, Silvio Muccino ha saputo, con la sua esperienza e la sua passione, a dar vita a un’opera prima gradevole dalla storia il cui concept di base è abbastanza originale. Pur ispirandosi a film come “Harold e Maude”, è riuscito a non infondere al rapporto tra Sasha e Nicole un aspetto “maternalistico” ma semplicemente di due persone che «hanno paura dell’amore, dell’incontrollabile, della vita che scoppia all’improvviso tra i due – spiega il regista – La differenza tra loro non risiede solo nell’età, ma anche e soprattutto nell’estrazione sociale». Una delle poche pecche che purtroppo si deve imputare al film sono i molti cliché in cui cade. Se nella veste generale la storia possiede una caratteristica di originalità, alcune scene, alcune situazioni, molti dialoghi, sono visti e rivisti. Facile prevedere la “caduta agli inferi” di Sasha quando si lascia andare alla passione con Benedetta, facile prevedere la fuga di Nicole dopo la scoperta e il divampare della passione, fin troppo prevedibili frasi fatte e “situazioni tipo” che, non ancora finite, già si sa dove vogliono andare a parare. Ma se dovessimo scommettere sulla prossima regia di Silvio Muccino, le possibilità sarebbero sicuramente a favore del giovane cineasta italiano, che niente ha da invidiare al talentuoso fratello Gabriele. Che, lo conferma Silvio stesso, non è stato ammesso sul set durante la lavorazione di “Parlami d’amore”. «Ammiro molto mio fratello, ma proprio per questo l’ho tenuto lontano dal set. Tengo molto in considerazione la sua opinione ma il mio film doveva essere solo mio, ecco il motivo. Del resto ho un cognome ingombrante, quando ti chiami Muccino e vuoi fare un film tuo o sei un kamikaze, oppure credi molto nella storia che stai realizzando. Io ci ho creduto, e sono felice che quando mio fratello ha visto il film finito si sia messo a piangere».


Trailer Ufficiale del film
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Silvio Muccino come attore mi è sempre piaciuto molto. Sono curioso di vedere se alla regia è bravo almeno la metà del fratello.
Se così fosse col tempo può sorpassarlo alla grande!
La Crescentini invece… bè è bellissima!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
In effetti la Crescentini non si dimentica, anche se non proprio per meriti artistici, quanto per meriti fisici