servizio di LUCA SVIZZERETTO
(tratto da Nuovo Oggi di venerdì 8 febbraio 2008) – Barrow è la cittadina più a nord dell’Alaska, dove ogni anno per trenta giorni è sempre notte. Un gruppo di terrificanti e sanguinari vampiri decide di prenderla d’assedio durante questo periodo e di nutrirsi di tutti i suoi abitanti. Alcuni cittadini, trascinati dallo sceriffo Eben Oleson tenteranno di resistere e di sopravvivere fino al ritorno del sole.Questa la trama di ‘30 giorni di buio’, l’horror diretto da David Slade, tratto dal fumetto originale di Ben Templesmith, prodotto da Sam Raimin e Rob Tapert, interpretato tra gli altri da Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster, Mark Rendall e Mark Boone Junior.La storia è interessante. L’idea dei vampiri che escono dal buio per saziare la loro fame in un paese dove per 30 giorni è sempre buio non è male. Ben ideato anche il concetto secondo cui i non morti sanno benissimo che gli uomini li credono una leggenda e sfruttano la cosa a loro favore. Per questo motivo vogliono uccidere fino all’ultima persona così da non rischiare che il segreto sulla loro esistenza possa essere svelato. La raffigurazione stessa dei vampiri è stata studiata con cura. Il loro abbigliamento in cappotti e completi in gessato appare molto reale e per questo ancora più inquietante. Queste creature della notte sembrano quasi una visione cattiva e distorta dei veri abitanti di Barrow. Anche il trucco che è stato utilizzato per crearli merita di essere visto perchè davvero ben fatto. Gli attori che li impersonano riescono a spaventare e qualche salto sulla poltrona lo regalano. E’ bravo Danny Huston nel ruolo di Barlow il capo, a suo modo filosofo, dei vampiri.
La parte molto carente della pellicola è quella che riguarda i protagonisti e i loro dialoghi. Lo sceriffo (Josh Hertnett) e sua moglie Stella (Melissa George) non riescono a trasmettere alcuna emozione dalla loro recitazione. Sembrano avere sempre la stessa espressione davanti ad ogni situazione posssibile. A questo vanno aggiunti dei dialoghi che spesso cadono nel ridicolo pur volendo essere drammatici. Lo spettatore si trova estraniato quando ad entrare in gioco sono i ‘buoni’ del film. Non riesce ad identificarsi e a seguirli nei loro ragionamenti con cui spesso sembrano volersi mettere di proposito nei guai.
Quello di David Slade è un horror che scorre velocemente pur durando un’ora e quarantacinque minuti e questa è una nota positiva. Il problema è che così come veloce risulta essere la visione altrettanto breve è il tempo che si impiega per lasciarlo nel dimenticatoio.
Non è assolutamente un film da buttare, specie per gli appassionati del genere, ma si poteva fare molto meglio partendo da un fumetto originale, intrigante e ben riuscito come quello di Ben Templesmith che consigliamo vivamente a chi può interessare. Il film? si può vedere.

Trailer Ufficiale del film
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Fondamentalmente mi trovi d’accordo col tuo pensiero. Interessante per dinamiche e rappresentazioni dei vampiri, buon Hartnett, ma manca qualcosa per renderlo realmente affascinante.