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JUMPER (con dichiarazioni dei protagonisti)

servizio di DARIA CIOTTI 

(tratto da Nuovo Oggi di martedì 12 febbraio 2008) – Dopo tanti film d’azione, tra cui la trilogia su Jason Bourne e “Mr. & Mrs. Smith”, Doug Liman resta fedele al genere con “Jumper”, aggiungendoci un pizzico di fantascienza (ma forse è più di un pizzico) che non guasta.
“Jumper” racconta la storia di David (Hayden Christensen), un ragazzino abbandonato dalla madre all’età di cinque anni che, appena adolescente, scopre di possedere il dono di teletrasportarsi ovunque ne abbia voglia. Un dono che David decide di usare per migliorare la sua vita, scappando di casa e girando tutto il mondo “con un solo salto”. Ma questo dono, che David non sa di condividere con molti altri come lui, in realtà è anche una maledizione: un gruppo di fanatici che si fanno chiamare “paladini”, infatti, è sulle tracce di tutti i jumpers che, nelle loro intenzioni, devono essere sterminati. David si trova così all’improvviso di fronte ad un nemico spietato: Roland (Samuel L. Jackson), capo dei paladini, il quale fingendosi un agente governativo si mette sulle sue tracce per ucciderlo senza pietà. Ma non è il solo a seguire David nei suoi spostamenti per il mondo. Griffin (Jamie Bell), un jumper ribelle impegnato nella lotta contro i paladini, lo mette dapprima in guardia, poi si allea con David (suo malgrado) per sconfiggere Roland e compagni.
Se Doug Liman voleva dirigere una pellicola “politicamente corretta”, potremmo dire che non ci è riuscito. Perché David usa il suo potere solo ed esclusivamente per tornaconto personale, non riuscendo quindi ad ottenere il ruolo di “supereroe” che di solito viene assegnato ai protagonisti di film del genere di “Jumper”. Quando assiste alle immagini dei disastri provocati dall’uragano Katrina, infatti, ci si aspetterebbe un suo “salto” in loco per raggiungere le vittime dell’alluvione. Invece, la sua giornata si districa tra varie località del mondo, dalle Hawaii all’Egitto, passando per Londra e una gran varietà di luoghi ameni. Ed allo stesso tempo sembra essere vittima di se stesso e del suo potere, del quale forse non sa ancora bene che fare perché resta pur sempre un ragazzo di poco più di 20 anni, vissuto da solo sin dall’adolescenza e lasciato a se stesso per quanto riguarda decisioni importanti e vitali.
Il ritmo della pellicola, e non poteva essere altrimenti, è veloce ed incalzante. Sarà anche per esigenze di narrazione, che vogliono i protagonisti molto “veloci” nei loro spostamenti, fatto sta che Liman ha saputo infondere a “Jumper” una cadenza dal ritmo molto alto. Peccato solamente che Hayden Christensen, forse troppo abituato ad esprimere il pessimismo cosmico del suo Anakin Skywalker, il personaggio che lo ha reso celebre, non sia riuscito a dare al suo David l’espressività di cui avrebbe avuto veramente bisogno. L’ironia e l’irriverenza che caratterizzano il personaggio sono, nelle espressioni di Christensen, appena accennate, mentre chi ha veramente “bucato lo schermo” è stato Jamie Bell, nei panni di Griffin, il jumper nemico/amico di David. Quasi irriconoscibile, Jamie Bell è diventato famoso nella sua interpretazione di “Billy Elliot”, per il quale ha vinto anche il premio BAFTA per la miglior interpretazione. E naturalmente, fiore all’occhiello di un film poco più che sufficiente, Samuel L. Jackson ha dimostrato ancora una volta di sapersi calare in qualsiasi ruolo gli venga affidato. Falsamente rassicurante nel suo approccio a David, ci accorgiamo solo quando è troppo tardi di quali siano le sue vere intenzioni (uccidere i jumpers), salvo poi leggere l’odio nei suoi occhi ogni qualvolta si avvicina al suo “nemico”.
Da sottolineare l’interpretazione di Rachel Bilson nei panni di Millie, la fidanzata di David. Divenuta nota per aver interpretato Summer nella serie Tv “The O.C.”, la Bilson possiede quella sana dose di irriverenza che le ha consentito di dar vita ad una Millie energica, avventurosa e molto lontana dal cliché della “fidanzata dell’eroe” passiva ed indifesa.

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di martedì 12 febbraio 2008) – Il regista Doug Liman insieme ai protagonisti Hayden Christensen, Rachel Bilson e Jamie Bell erano presenti a Roma nei giorni scorsi per lanciare l’uscita di Jumper e per presentarlo ufficialmente alla stampa. Un’incontro interessante con i giornalisti da cui si è capito che, incaso di successo al botteghino, ci troveremmo davanti ad una nuova lunga saga creata per il grande schermo.
Due domande al regista: Si può considerare Jumper un apologo sulla libertà giovanile rispetto alle costrizioni della vita, considerando che tutti i “saltatori” sono giovani, mentre i loro antagonisti, i paladini, tutti più vecchi.
Inoltre da quello che avete sperimentato in prima persona a Roma è più facile trovare un taxi o saltare in un’altra dimensione?
Doug Liman: Comincerò rispondendo alla seconda. E’ facile se conosci la parola “libero”. Per quanto riguarda la sua prima domanda le posso dire che la differenza di età non è dovuta al fatto di voler sottolineare la contrapposizione giovane/vecchio, ma solo per mettere ulteriormente sotto pressione il protagonista, in quanto è chiaro che hanno maggiore esperienza di lui e non gli permetteranno di vivere a lungo. Con i miei cerco di pormi al servizio della trama ed anche se mi vengono una serie di idee di tipo intellettuale che vengono colte più facilmente da un pubblico più sofisticato come può esserlo quello italiano, è necessario che non distraggano il pubblico giovane americano.

Gli effetti speciali per i salti sono stati realizzati con due tecniche differenti, una che era già stata usata in matrix ed una tecnica più vecchia, come avete amalgamato al computer le riprese dal vivo e quelle in studio?
Doug Liman: Potrei dire che questo film rifiuta il genere dei super eroi generati al computer, la maggior parte degli effetti che vedete sono stati realizzati dal vivo e gli attori si sono trovati a pagarne il prezzo, sospesi su delle corde di acciaio, sono stati legati a dei dolly, hanno molti lividi a testimoniarlo, credo che potrebbero raccontarvelo meglio di come possa fare io. La sequenza nel Colosseo o sulla Sfinge sono state realizzate fotografando le location dal vivo per poi sovrapporre l’immagine a quelle girate negli studios.

Lei ha definito questo film come la maggiore sfida creativa della sua carriera, crede che nei suoi prossimi film finirà per doversi misurare con questo?
Doug Liman: Spero ci saranno film in futuro che dovranno vedersela con questo capostipite, per quel che riguarda la sfida lo è stata, forse a livello di emozioni ne possono raccontare più gli attori che hanno recitato in una pellicola dove durante la recitazione io dicevo improvvisamente STOP e loro erano costretti a congelarsi, poi venivano cambiate delle cose intorno a loro e quando io tornavo a dire AZIONE dovevano ricominciare a fare esattamente le stesse cose come se non ci fosse stata alcuna pausa.
Hayden Christensen: Per quel che riguarda gli altri film credo che in molti dovranno seguire la scia di Jumper. Sono convinto che Doug sia conosciuto come un tipo di regista che ogni volta che ha affrontato un genere ha alzato la sbarra per quel che riguarda l’innovazione. Ovviamente va detto che è un innovatore per quel che riguarda la regia, per tanti aspetti, anche per il suo approccio con la storia e per quello che ha chiesto di fare a tecnici degli effetti speciali ed addetti ai lavori.
Jamie Bell: Il tipo di argomento è talmente nuovo che nessuno lo aveva esplorato prima, è una nuova idea, una nuova tecnologia, non si sapeva come affrontarlo perchè non era mai stato fatto prima.

Questo film scombina il concetto di super potere, i protagonisti non li usano per il prossimo ma uno per vendetta l’altro per il proprio tornaconto. Un pò come ci ha insegnato Heroes il potere non fa il supereroe. Pensa di fare un sequel “riabilitativo”?
Hayden Christensen: è proprio così, questo ci dimostra che non è un film che segue gli archetipi, di solito c’è solo un protagonista, un eroe, noi invece siamo in due, ma si lascia intendere durante la storia che ce ne sono e ce ne sono stati molti altri, è originale.
Jamie Bell: Credo che il punto di distacco che fa partire una visione originale è che al cinema abbiamo sempre avuto eroi che lottano per la giustizia e la libertà. Questo film non vuole ribaltare questo concetto, ma mostrare un aspetto differente, ovvero che con un grande potere hai grande libertà, è un approccio onesto, sincero, perchè se lo hai non utilizzarlo per te stesso? Ho a disposizione tutte queste cose, ma non per questo sono per forza felice, non ho rapporti umani, quindi forse i poteri non usati con senso di responsabilità, ti permettono di avere un appartamento in centro, ma se li usi solo per questo potresti non essere felice.

Hayden Christensen si è sempre trovato ad impersonare ‘antierori’ che hanno grandi poteri ma che li usano in modo “sbagliato”. Cosa ci trova di affascinante?
Mentre Jamie Bell dopo gli esordi ha seguito un filone di personaggi ‘maledetti’. Rachel, come si è trovata sul set del remake de “L’ultimo bacio” e come ha sopportato due uomini che hanno pure i super poteri?
Hayden: Credo di trovare interessante personaggi che hanno grande potenziale ma che sono riluttanti ad utilizzarlo perchè in qualche modo mi ci identifico. E’ un modo di vedere la situazione molto onesto, mi piace il conflitto interiore da esplorare, io come spettatore sono fan di questo genere di film ed è molto interessante recitarvi.
Rachel Bilson: A proposito del remake de “L’ultimo bacio” è stato necessario dare una performance degna dell’originale, spero che siamo riusciti a catturarne l’essenza. Per i ragazzi sono due tizi abbastanza normali, entrano escono dalla tua vita, fanno quello che gli pare, come quelli normali, però li puoi sfruttare per appuntamenti romantici all’interno del Colosseo.
Jamie: Per quel che riguarda la domanda la scelta l’ho fatta motivare dai registi, è predominante per me scegliere con chi lavorerò, è stato uno sforzo costante per allontanarmi dai film di ballo. Da tutti i grandi nomi con cui ho lavorato ho imparato a superare i miei limiti, cerco in generale di fare cose originali, in questo senso mi sembrava che questo film piegasse il genere dei supereroi.

C’è per il regista l’apertura per un nuovo sequel, magari un paio di episodi, lo farà? Lo dirigerà lei o come per Bourne lo farà dirigere a qualcun’altro?
Doug: Quando ho iniziato a lavorare su questo film il progetto diventata sempre più grande, c’erano sempre più idee, più lineee narrative, gran parte del materiale non ho potuto utilizzarlo perchè interferiva con la storia base, ma posso giurarvi che ho già pronto materiale per 4 sequel, con tutto quello che è avanzato sono prontissimo. Diversamente dal franchising di Bourne è un progetto più attraente perchè è una storia che si inventa da sola.

Jumper - Conferenza Stampa

Trailer Ufficiale del film


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