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IL RESPIRO DEL DIAVOLO

servizio di FRANCESCO LOMUSCIO

(tratto da Nuovo Oggi di venerdì 23 gennaio 2008) – “Non c’è da meravigliarsi, perché anche Satana si traveste da angelo di luce”.
Con ogni probabilità, i due imbranati topi d’appartamento Joe Pesci e Daniel Stern non si sarebbero neppure lontanamente avvicinati alla casa di Macaulay Culkin se in “Mamma, ho perso l’aereo” (1990) al suo posto ci fosse stato Blake Woodruff.
Con un già ricco curriculum di attore nonostante i soli dodici anni di età, il piccolo protagonista di “Una scatenata dozzina” (2003) e del suo sequel “Il ritorno della scatenata dozzina” (2005) torna nei cinema il 23 gennaio 2009 con il thriller a tinte horror “Il respiro del diavolo”, nel quale concede anima e corpo a David Sandborn, unico figlio di un benestante uomo dell’alta società del Vermont che, rapito da un quartetto di malviventi nel giorno della festa per il suo decimo compleanno, nasconde diabolici poteri dietro l’angelico aspetto.
Continuamente alle prese con la tutt’altro che positiva presenza di lupi e corvi, sono il Michael Rooker di “Henry-Pioggia di sangue” (1986), il Joel Edgerton di “Star wars: episodio 3-La vendetta dei Sith” (2005), la Sarah Wayne Callies del telefilm “Prison break” e il Josh Holloway divenuto famoso con il personaggio Sawyer del serial “Lost” a ricoprire il ruolo dei rapitori in quello che, secondo il regista esordiente Stewart Hendler, è un incontro tra il bambino malefico di “The omen” e il thriller psicologico alla “Soldi sporchi”, mentre il produttore Paul Brooks osserva: “Si tratta di un film a metà strada tra ‘Ransom-Il riscatto’ e ‘The omen’; è un richiamo a registi come Richard Donner e Mervyn LeRoy ma con un taglio più moderno. Parla di quello che accade quando le persone rimangono intrappolate a causa delle loro stesse azioni”.
E’ infatti impossibile non riconoscere nella glaciale figura di David Sandborn quella di un vero e proprio discendente cinematografico del demoniaco Damien Thorn protagonista del classico dell’horror firmato nel 1976 dal citato Donner e dei suoi primi due sequel, tanto più che, se il momento in cui un cacciavite finisce per trafiggere la testa di una delle vittime appare girato in maniera molto simile a una delle migliori sequenze del remake “Omen-Il presagio” (2006) di John Moore, la scena in cui un individuo annega sotto una lastra di ghiaccio sembra derivare direttamente da “La maledizione di Damien” (1978) di Don Taylor, secondo tassello della saga.
Ma, al di là dell’inevitabile citazionismo, Hendler dimostra di cavarsela piuttosto bene, inscenando il rapimento già nel corso dei primissimi minuti di visione, senza perdere tempo, per poi contrapporre l’insospettabile malvagità del bambino con quella più evidente degli squallidi malviventi, immersi nelle innevate scenografie illuminate dalla bella fotografia del veterano Dean Cundey (“Halloween-La notte delle streghe”).
E, sebbene il look generale rimandi più alle vicende ad alta tensione destinate al piccolo schermo che a quello grande, gli spaventi improvvisi non mancano e i circa 95 minuti di visione, per merito anche dello script di Christopher Borrelli, si rivelano discretamente capaci di catturare l’attenzione dello spettatore fino a un’inaspettata rivelazione finale.
Anche se la non troppo convincente conclusione ci lascia affermare in maniera tranquilla che, con ogni probabilità, si poteva andare oltre la sufficienza.

 

“Il demonio è un angelo disperato, come lo sei tu adesso”

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