servizio di LUCA SVIZZERETTO
(tratto da Nuovo Oggi di venerdì 13 febbraio 2009) – Quando si parla di film che hanno, a loro modo, scritto la storia di qualche genere cinematografico, firmare un remake significa quasi sempre cadere nel baratro del banale e del già visto. Fallendo clamorosamente e rischiando di rovinare qualcosa di immortale.
Venerdì 13 è senza dubbio uno di quei film che hanno aperto mille porte al cinema dell’orrore. Giovani adolescenti belli e pieni di voglia di vivere (e non solo…) che finiscono tra le grinfie dell’assassino di turno. Jason è senza dubbio, insieme a Michael Myers di Halloween e Freddy Krueger di Nightmare, una delle icone di questi filoni.
Il regista Marcus Nispel aveva già firmato il remake del classico di Hooper ‘Non aprite quella porta’ e ne era uscita una pellicola quasi riuscita. Quasi perchè l’originale aveva comunque dalla sua troppi elementi innovativi per poter essere eguagliato in quanto a sopresa e presa sullo spettatore. Parliamo comunque di un buon film.
Così è stato affidato a lui l’arduo compito di riportar sul grande schermo il campeggio estivo di ‘Crystal Lake’ e i suoi ospiti destinati a morte certa. Nispel, dopo aver riflettuto accuratamente su come gestire la trama, a deciso di ispirarsi in qualche modo al remake di Halloween diretto da Rob Zombie. In questo caso parliamo di un film che ha decisamente deluso le attese, ma l’idea di partenza è quella che ha colpito Nispel. Ovvero non operare un vero e proprio remake ma un qualcosa che riprendesse la storia dove il primo episodio l’aveva interrotta.
Le prime immagini del nuovo ‘Venerdì 13′ non potranno non rapire tutti i fans della saga e probabilmente anche chi fan non lo è ma conosce storia e contenuti. Si parte quindi dagli anni successivi ai primi eventi per iniziare a spargere fiumi di sangue come uno splatter promette e deve mantenere.
Jason è costruito con sapienza, rispecchiando le caratteristiche che lo hanno reso famoso, ma allo stesso tempo donandogli più rapidità, agilità e anche intelligenza (del resto come Zombie aveva fatto con il suo Myers).
Marcus Nispel è riuscito nel complicato compito di rendere il tutto molto naturale, vivace e di seguire le orme dei suoi predecessori senza pretendere di apportare eccessive modifiche a quella che è sempre stata l’ambientazione della storia.
Il risultato è un film horror ben fatto e coinvolgente, capace di far rivivere le emozioni che Sean S. Cunningham ci aveva regalato nel 1980, senza pretendere nulla di più.
Rispettoso.




“Devono essere puniti Jason…”



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