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TRANSFORMERS 2 – LA VENDETTA DEL CADUTO (con dichiarazioni dei protagonisti)

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di domenica 14 giugno 2009) – Se la battaglia per la Terra è appena terminata, quella dell’universo sta per cominciare. Cosa accadrà?
Gli Autobots superstiti decidono di restare sulla Terra come guardiani dell’umanità, fondando una piccola base Autobots. Starscream è ancora vivo e, dopo essere tornato a Cybertron, si mette a capo dei Decepticons, e decide di tornare sulla Terra con i rinforzi, alla ricerca di un alleato che li potrà portare verso una nuova vittoria sicura contro gli Autobots. Questi ultimi scoprono che il corpo morto di Megatron è stato rubato dai militari americani… cosa ne avranno fatto?
Rispetto al primo capitolo si è puntato ancora di più sugli effetti speciali ed il risultato è un film che di parlato ha davvero poco. In pratica un enorme videogioco dove dal primo all’ultimo minuto i protagonisti sono i robots che combattono tra loro.
Per gli amanti degli sparatutto è senza dubbio una grande pellicola, un film di guerra senza alcuna pausa, per tutti gli altri dopo mezz’ora la noia degli spari ininterrotti comincerà a farsi sentire pur se sottolineata da effetti speciali così grandiosi da far pensare che creare qualcosa di più evoluto sia impossibile.
Il film è stato presentato a Roma. Alla conferenza stampa erano presenti, oltre al produttore Lorenzo di Bonaventura, gli attori Josh Duhamel (Maggiore Lennox), Tyrese Gibson (Sergente Epps) e Ramon Rodriguez (Leo Spitz, il compagno di stanza di Sam all’università).

C’è stato un salto in avanti a livello di software. Come lavorate con le persone coinvolte nella realizzazione tecnica? Influiscono sulle vostre decisioni?
Lorenzo di Bonaventura: Abbiamo lavorato con Industrial Light & Magic e Digital Domain, che sono l’eccellenza in questo campo. All’inizio non ci si rende mai conto di cosa si può fare e cosa no, ma molti ci hanno fatto notare che c’erano cose da migliorare, come ad esempio per quanto riguarda i movimenti, che dovevano essere più fluidi, anche se comunque robotici. Abbiamo imparato molto dalle sfide poste dal primo film, e davvero non si sa mai dove si va a finire quando si inizia.

Gli attori interagiscono maggiormente con i robot. E’ stato difficile?
Tyrese Gibson: Quando si lavora in un film come questo bisogna prima di tutto ascoltare molto e fare esattamente quello che Michael Bay ti dice di fare. Poi rivedendoti noti che lo sguardo va proprio della direzione giusta: per noi è incredibile rivederci, anche se a volte recitavamo davvero con un robot che però, ovviamente, non si trasformava.
Ramon Rodriguez: Bisogna avere una grande immaginazione, far finta che questi pali che hai davanti siano grandi robot. Anche se c’è da dire che i pali recitavano molto meglio di Josh [ride].

Quali difficoltà produttive avete incontrato? E per gli attori è stato complesso girare, hanno dovuto prepararsi fisicamente?
Lorenzo di Bonaventura: In un film così grande ci sono sempre tanti elementi in gioco, bisogna pianificare tutto attentamente. In una sequenza con otto caccia, centocinquanta attori in scena, bisogna spiegare ad ognuno di loro cosa deve fare esattamente, anche perché la prima cosa che si impara è che si deve fare molta attenzione a non farsi male.
Tyrese Gibson: Siamo tutti attori, e nella lavorazione diventiamo soldati e militari, e come loro non dobbiamo lamentarci mai.
Josh Duhamel: Trovarsi continuamente sul set aggiunge degli elementi di realismo in più, non si può stare tutto il giorno in disparte a bere comodamente acqua minerale, guardando gli altri che lavorano. E’ d’aiuto affrontare il calore e la fatica. Ci sono comunque consulenti militari, che ci dicono come muoverci, come indossare le uniformi, in modo da avere un aspetto il più possibile autentico, visto che molti ragazzi che vogliono arruolarsi guardano a noi come esempio.
Ramon Rodriguez: Io sono il novellino, non avevo nessuna idea di quando è provante lavorare in questo genere di film. Le esplosioni sono sempre vicinissime, si sente il calore sul collo. Michael ama metterti pericolosamente vicino all’azione.

Qual è stato l’apporto creativo di Spielberg?
Shia LaBeouf in una scena del film Transformers – La vendetta del caduto diretto Michael Bay Lorenzo di Bonaventura: Steven rispetta molto Michael, gli dà carta bianca. Comunque riesce sempre a darti una buona idea. Nel primo film molti credevano che la scena della bambina con l’orsacchiotto a bordo piscina fosse di Steven, invece era di Michael: segno che si intendono alla perfezione. Steven poi ha una carriera lunghissima, quindi cerchiamo di sfruttarlo al massimo, soprattutto per risolvere quei problemi che per noi sarebbero insormontabili.
Tyrese Gibson: Già l’idea di stare sul set e lavorare con Michael metteva pressione, figuriamoci avere in giro anche Steven. Noi cerchiamo sempre di fare il nostro meglio però.


Avete fatto un largo uso delle forze armate. Le amicizie di Bay hanno aiutato in questo senso?

Tyrese Gibson in un’immagine del film Transformers – La vendetta del caduto Lorenzo di Bonaventura: Sia Michael che io in passato abbiamo fatto film militari. Noi diamo il nostro contributo, e quando riusciamo ad interagire bene diventa un’operazione interessante per tutte le parti. La dedizione dei militari è stata un esempio, per noi che veniamo da Hollywood e siamo, per così dire, viziati, ha avuto un impatto fortissimo. Da parte loro c’è tanto divertimento. La sequenza in cui arrivano i caccia è reale, ed è stato entusiasmante per tutti.
Tyrese Gibson: Essere sul set, riuscirci a parlare, fa capire quanto loro siano coinvolti davvero in quello che fanno, non lo fanno solo per i soldi, e questo ci rende tutti più responsabili.
Josh Duhamel: Io più che altro vorrei capire perché abbiamo usato la stessa pistola del primo film, che non funzionava…
Lorenzo di Bonaventura: Forse perché non sei capace di prendere la mira… [Ridono]

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