servizio di LUCA SVIZZERETTO
(tratto da Nuovo Oggi di domenica 14 giugno 2009) – Sull’onda del successo ricavato con Una notte al museo, gli sceneggiatori Ben Garant, Thomas Lennon hanno scritto un seguito titolato Another Night at the Museum. I due, diedero questa premessa “Ogni personaggio tornerà per continuare la storia, e ci saranno inserite nuove figure”.
Il film, è stato poi rinominato in Night at the Museum 2: Escape from the Smithsonian per poi essere cambiato nuovamente in Battle of the Smithsonian. La data di uscita, il 22 maggio 2009, è stata decisa in quanto coindice col “Memorial Day Weekend”.
Il Washington Post ha rivelato che per utilizzare il nome dello Smithsonian, la 20th Century Fox ha dovuto pagare 550mila dollari all’istituto.
La maggior parte delle ambientazioni sono state filmate al Smithsonian Institution (Washington D.C.), altre sequenze sono state riprese negli appositi set costruiti ai Vancouver Studios. La notte del 21 maggio, è stata filmata un’importante scena al Lincoln Memorial.
Il successo di ‘Una notte al museo’ era stata la novità, l’idea ancora mai sfruttata e di conseguenza gli effetti speciali mixati all’esplosiva comicità di Ben Stiller. La ciliegina sulla torta era stata senza alcun dubbio la presenza di un Robin Williams in grandissima forma.
Bene, in questo secondo capitolo non c’è nulla di tutto questo. La novità si è persa con l’uscita del primo film. Ben Stiller appare molto meno in forma del solito, gli effetti speciali sono sempre gli stessi (nessun nuovo personaggio, nessuna novità di rilievo). Infine Robin Williams si vede in testa ed in coda per qualche minuto: stop.
Nonostante questo la storia è ben strutturata e scorrevole. Divertirà senza alcun dubbio i più piccoli. Meno gli adulti però e proprio questo era stato il traino di ‘Una notte al museo’.
Incommentabile l’adattamento italiano che non solo abusa arbitrariamente di parlate dialettali ma opera anche una serie di cambiamenti nei dialoghi inserendo provinciali riferimenti all’attualità nostrana. Riferimenti che non solo cozzano con il film (Napoleone che parla come Berlusconi, Custer che dice di pettinarsi con 100 colpi di spazzola e il cowboy che afferma: “Sei matto come Cavallo Pazzo!”) ma che sono anche incomprensibili ad un bambino.
Peccato davvero perchè si poteva fare molto meglio dato il grande successo del primo film ed invece questo mezzo flop decreterà molto probabilmente la fine della serie. Le statue sono destinate a non svegliarsi mai più dopo i titoli di coda.
Larry Daley non è più il guardiano del Museo di Storia Naturale, ha fatto fortuna e ora è un giovane imprenditore. Eppure, come all’inizio del film precedente, non è troppo soddisfatto e sente che qualcosa gli manca. Quel qualcosa che trova nelle sue sempre più sporadiche visite al vecchio museo. Ma non è più tempo di statue di cera e plastiche, il Museo di Storia Naturale si sta infatti sbarazzando delle vecchie ricostruzioni come delle piccole miniature. Imballate in casse da viaggio simili alla bara con cui viaggia Nosferatu le vecchie attrazioni sono destinate all’archivio federale dello Smithsonian Museum di Washington.
Per uno scherzo della solita scimmietta però assieme alle statue viene imballata anche la tavola egizia che ha il potere di animarle e che, portata a Washington, darà vita a tutto lo Smithsonian Museum compreso Kahmunrah, fratello di quell’Ahkmenrah combattuto e sconfitto nel primo episodio.





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