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ALEMANNO E LECH WALESA SUL RED CARPET CONTRO GLI ORRORI DEL COMUNISMO

ROMA FILM FEST 2009 - LOGO

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di martedì 20 ottobre 2009) – Il quinto giorno è quello della forte presa di posizione politica del sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Dopo aver visionato due film che poco hanno da dire, e di cui parleremo in chiusura, il red-carpet del Festival ha visto arrivare il primo cittadino in compagnia del Premio Nobel per la Pace, Lech Walesa, ex presidente polacco.
“E’ estremamente importante che Lech Walesa sia qui, lui più di ogni altro ha rappresentato la fine del comunismo in Europa, con un grande movimento di carattere popolare. E’ bellissimo il fatto che siano stati proprio gli operai, il sindacato ad avere messo in discussione e in crisi per primi il comunismo. Dalla lotta di Solidarnosc comincia tutto”. Queste le prime parole di Alemanno sul fondatore di Solidarnosc, Walesa, per la proiezione del film “Popieluszko”.
La trama. Jerzy Popieluszko è soltanto un giovane sacerdote inviato per caso dagli scioperanti di Danzica. Per questo viene però associato agli operai e ai sindacalisti di Solidarnoc che si oppongono al regime comunista in Polonia. I sermoni di Padre Jerzy denunciano le menzogne del governo e descrivono il malessere della popolazione minacciata dalla legge marziale e dai carri armati nelle strade. I servizi segreti si infiltrano tra le persone più vicine al sacerdote per poi rapirlo, torturarlo e ucciderlo. Migliaia di polacchi partecipano al suo funerale e, da quel momento in poi, non hanno più paura di esigere la verità. Uno dei protagonisti della recente storia della Polonia, raccontato da Rafal Wieczynski, giovane autore di documentari e film per cinema e televisione.
Pellicola storica ben fatta e curata, si nota la mano di un esperto documentarista e si continua dopo ‘Le concert’ sul filone della cinema che insegna i danni pepetrati dal comunismo all’umanità. Assolutamente da vedere per poi riflettere.
Tornano ad Alemanno: “Questa è l’ulteriore dimostrazione che non si può pensare ad una Europa senza radici cristiane, le radici cristiane  sono proprio nella sconfitta del totalitarismo. Senza il cristianesimo e senza papa Wojtyla il comunismo non sarebbe stato sconfitto e  questo dimostra ancora di più che le radici giudaico cristiane sono un elemento essenziale per costruire una nuova Europa”. Lech Walesa, sul parroco di Solidarnosc ucciso venticinque anni fa, insieme al regista del film Rafael Wieczynski, ha poi aggiunto:  “Per la sua condizione geopolitica la Polonia non poteva esprimersi liberamente come una popolazione. E in quel momento di difficolta’  la chiesa parlava per la Polonia. Per questo abbiamo elaborato una bella simbiosi con la chiesa. La chiesa era un ombrello per  scrittori, artisti e intellettuali che si radunavano intorno ad essa. Senza questa simbiosi la Polonia sarebbe sparita dalle carte  geografiche”. Inevitabili i ricordi su quegli anni Ottanta: “Con un papa polacco eravamo convinti di poter portare la Polonia verso la  normalita’ fuori dal comunismo, compito difficile ma alcune persone ci hanno creduto. Padre Jerzy e’ stato uno di questi e per questa  convinzione ha sacrificato la sua vita. Mi auguro che questo film acceleri una riflessione giusta che ci aiutera’ tutti”. “Mi chiedo ancora  oggi quale sia la verita’ sull’assassinio di Padre Jerzt – ha insistito Lech Walesa – forse fu un gesto estremo e frenare l’entusiasmo  nella nazione, o forse per dare una lezione per spaventarci”. Su cosa abbia significato all’epoca il riconoscimento del premio Nobel:  “Era un momento vacillante e quel premio e’ stato il vento che ha soffiato nelle nostre vele, ci ha portato forza, una grande spinta a  postare avanti il nostro impegno, ci ha invogliato moralmente a portare a compimento la nostra lotta. Inevitabile un commento sul premio Nobel al presidente Barack Obama: “Siamo stati sorpresi, ci e’ sembrato donato come un acconto per invogliarlo e dargli una  direzione. E’ un gioco d’azzardo, solo tra qualche anno potremo valutare questa scelta. La sua elezione era necessaria per le riforme  richieste da tutto il mondo, le vecchie strutture americane erano inammissibili. La domanda e’ riuscira’ Obama a mettere d’accordo  tutti, a ribaltare la situazione, di fronte tutte le sfide del mondo?”  E sulla Russia di Putin: “Vedo due Putin, uno che vuole applicare le riforme ma tiene la briglia stretta,  e un altro Putin come ex capo  del Kgb che vuole riconquistare potere per un senso di rivalsa. Cerchiamo di aiutare il primo Putin, quello della Russia libertaria e  democratica, la nazione cui dobbiamo tenere tutti, mente la Russia arretrata e combattente non serve a nessuno. Se vincerà la prima  concezione della Russia l’aiuteremo a far parte della comunità pacifica”. E sul giorno dei funerali di Padre Jerzy: “Quando dissi la  frase Solidarnosc vive perché Padre Popielusko ha donato la sua vita, erano parole citate fuori dalla censura, rompendo gli accordi  presi, perché tutti i testi recitati per il funerali erano stati concordati”.
Altro ospite d’onore della giornata di ieri è stato Jilles Jacob, il presidente del Festival di Cannes: “Amo molto Roma e trovo che questo festival sia molto vivo soprattutto per il grande spazio che dedica ai giovani. Vedo tutte queste scolaresche che arrivano all’Auditorium per assistere ai film e la trovo una cosa unica. Sono convinto che i ragazzi possano imparare più dal cinema che a scuola, ma magari questa cosa non la diciamo troppo che poi qualche professore potrebbe arrabbiarsi”. Cosi’ ha salutato la quarta edizione del Festival del Film di Roma, durante l’incontro con la stampa, nello spazio Area Bnl dell’Auditorium. Invitato a Roma per presentare il documentario “Dive allo specchio”, in cui rende omaggio a tante attrice di culto della storia del cinema. A chi chiedeva perche’ ha privilegiato attrici del passato dando poco spazio alle attrici giovani, ha spiegato: “Io volevo mettere anche attrici contemporanee, e integrare con clip. Pensavo ad Asia Argento, Monica Bellucci Giovanna Mezzogiorno. Ma credo che oggi sia importante che i giovani conoscono bene attrici come la Loren e Laura Betti. E’ giusto trovare un equilibrio”. Omaggio soprattutto a Monica Vitti: “La conosco dal ‘64, all’epoca avevo scritto un libro sul cinema moderno e avevo preso una sua foto tratta da L’avventura. Monica la lego ad Antonioni ma lei ha fatto altre cose straordinaria, ha il grande talento di essere un’attrice drammatica ma anche di avere il vivo senso della comicità”. Quanto al problema di una minore partecipazione produttiva tra Francia e Italia: “La vecchia Europa ha ormai grandi problemi a esportare i suoi film. E sempre meno ci sono coproduzioni tra Francia e Italia per problemi economici. Sono le solite storie mediocri di finanza. Vorremmo tanto che l’anima del film non fosse dettata dai soldi”.
Dicevamo in apertura dei due film visionati dalla stampa. Ebbene le pellicole in questione sono Christin Cristina di Stefania Sandrelli con Amanda Sandrelli ed Alessandro Haber; ‘The warrior and the wolf’, opera cinese diretta da Tian Zhuangzhuang conn Maggie Q.
Il lavoro della Sandrelli è semplicemente insufficente, dalla regia al montaggio passando per recitazione degli attori e al sonoro, fotograia, costumi ecc. Salviamo il solo Haber e lo facciamo per una simpatia professionale verso un attore che dimostra di mettere sempre il massimo impegno artistico in ciò che fa pur non trovando più da tempo qualche produzione che sappia dare il giusto valore alle sue potenzialità. In ogni caso ci rendiamo conto del perchè questo film non abbia voluto accettare di essere in concorso. Chiarissimo. Stesso discorso per la pellicola cinese, storia di cappa e spada con spunti tendenti al fantastico, che purtroppo viene penalizzato dall’eccessiva lentezza dello svolgimento. Il regista Zhuangzhuang non sembra aver voluto rispettare in alcun modo i canoni dell’azione dei combattimenti. Tutto scorre lento, lentissimo e si finisce tristemente con lo sperare che finisca al più presto.

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