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CARLOS SAURA DELUDE, LUCA LUCINI SORPRENDE

ROMA FILM FEST 2009 - LOGO

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di mercoledì 21 ottobre 2009) – ‘Io, Don Giovanni’ di Carlos Saura ha deluso ed in particolar modo annoiato la maggior parte dei giornalisti presenti ieri in sala, perchè dalla durata eccessiva e della sceneggiatura eccessivamente teatrale per una pellicola a metà tra quella di genere e quella d’autore.
‘Qingnian’ del regista cinese Geng Jun ci è invece sembrata uno scherzo, di cattivo gusto per giunta. Girato completamente in digitale manca di ogni base per essere considerato un lungometraggio nel senso cinematografico del termine. Sembra il gioco di un gruppo di amici che una sera, senza nulla da fare, decidono di fare un filmetto con la telecamera che la famiglia usa per le vacanze. Testi elementari e alle volte infantili, attori che certamente non sono tali, assenza di un sonoro degno di questo nome, di una sceneggiatura articolata. Insomma stiamo sprecando anche troppe parole, mentre gli organizzatori dovrebbero spiegarci il perchè di questa scelta.
La sorpresa positiva arriva invece dove non ti aspetti. ‘Oggi Sposi’ di Lucini (Tre metri sopra il cielo) e una commedia allegra, divertente, frizzante ed anche dalla tematica estremamente intelligente e positiva. Si parla infatti del matrimonio e dell’amore tra persone di culture diverse e dell’integrazione in casi come questi. Con una chiusura a lieto fine che dovrebbe far riflettere tutti in un momento dove in Italia accadono episodi di cronaca nera che vedono padri scannare le proprie figlie proprio per motivi come questi.
Inoltre Lucini ha messo insieme un cast di tutti rispetto che vede il ritorno sul grande schermo di personaggi amatissimi dal pubblico italiano su tutti Renato Pozzetto (in splendida forma) e un Michele Placido che veste dei panni comici in modo, possiamo dire, semplicemente perfetto.
Si parla quindi del matrimonio italiano nel terzo millennio. Coppie multietniche in salsa Bollywood e Taranta, fidanzatini precari squattrinati, coppie soubrette stile “veline” con figli di papà con i soldi, che si rivelano magnati della finanza dai loschi giri d’affari, e uomini d’antan che cercano la moglie supergiovane. Presenti ieri all’Auditorium per presentare la pellicola, Luca Argentero, Isabella Ragonese, Francesco Montanari, Carolina Crescentini, Moran Atias, Gabriella Pession, Dario Bandiera, Filippo Nigro, e gli sceneggiatori Marco Martani, Fabio Bonifaci Fausto Brizzi, e il produttore Riccardo Tozzi di Cattleya. Film divertente e brillante, con un super-cast di gran richiamo, ma il regista prende le distanze dal “rischio” cine-panettone e punta alla “Rinascita della commedia”: “Lo sforzo e’ di rendere attuale un genere nostro, che appartiene alla storia  del cinema italiano, come la commedia all’italiana, e gli ingredienti per noi sono la sceneggiatura e la recitazione. Sono convinto che  una volta si esportava la commedia all’estero, grazie ai nostri autori, e ora inizia un nuovo periodo per questo genere. Il  cinepanettone, invece non e’ facilmente vendibile, e’ un fenomeno locale”. Come ha costruito un cast cosi’ imponente: “E’ stato bello la sceneggiatura era forte, e avevamo una gran voglia di dare nuova forza ad un genere come commedia all’italiana. Tutti hanno aderito con entusiasmo, e si sono divertiti a fare un lavoro insolito, anche andando sopra le righe”. E se i personaggi appaiono sopra le righe, commenta il regista: “Guardando e amando la commedia, ci sono esempi di capolavori in cui la recitazioni e le  caratterizzazioni sono sopra le righe, ma diventano macchiette quando non sono supportate da bravi attori e sceneggiatori bravi. Sono contento di aver trovato l’equilibrio”. La premiata ditta Brizzi Martano, avvertono: “Per noi e’ vacanza, un lavoro di sceneggiatori per un regista. Cerchiamo di ricreare una nuova commedia all’italiana.
Puramente comico senza volgarita’”. Se i personaggi richiamano l’attualita’ avverte Tozzi: “Dietro c’e’ un film, la vita di un paese non e’ totalizzata dalla politica altrimenti dovremmo suicidarci subito seduta stante”.
Ma nel dettaglio dei personaggi, c’e’ Filipo Nigro che diventa il Pm Di Caio alle prese col magnate mafioso: “L’idea del magistrato nasce  dall’emotivita’ che avvolge un professionista come questo in Italia Prende sul serio il suo lavoro come una missione, lo assorbe e quindi e’ un disadattato”. Al suo secondo film con Licini dopo “solo un padre”, Luca Argentero: “Se dovessi accettare un accordo che prevede di lavorare con Luca tutta la vita, lo firmerei ad occhi chiusi. E va oltre il normale rapporto attore regista, perche’ stare sul set con Luca e’ piacevole. E’ il regista che crea l’atmosfera e la migliore aria l’ho respirata con lui”. Nelle sale da venerdì 23 ottobre con 400 copie, nel film spicca anche la soubrette esuberante interpretata da Gabriella Pession: “Non la chiamate velina! Tutti si accaniscono sulla categoria delle veline, ma non mi sono ispirata a loro. Ho preso spunti dal panorama femminile, non e’ difficile trovarne, omologato com’e', basta aprire un giornale qualsiasi. Non sono bacchettona ma ho una sguardo ironico, ero un po’ spaventata a prendere questa strada di un personaggio cosi’ sopra le righe ma non c’era altro modo di farlo. Mi dispiace questa idea di femminilita’. Ci fanno credere che un’ottava di tetta fa la differenza e’ u’immagine aberrante della donna che ci viene buttata li’ ogni giorno. E’ un personaggio esagerato come se fosse sempre in un reality”. Del mix Bollywood e Taranta nel finale, ha spiegato Brizzi: “io sono pugliese e Placido e Pannofino li ho descritti come sono i miei parenti, solo che loro ballano molto meglio e sudano di più. Bollywood e’ un po’ una moda, il tema di tutto l’episodio racchiuso in un balletto. A proposito di Placido, che nel film e’ il padre contadino e all’antica di Luca Argentero: “Da Placido regista a compagno di set in un ruolo cialtrone. Sapevo di avere una scena in cui lo mandavo aff…, dopo aver passato otto mesi a sudare ho affrontato quella scena con trasporto, e’ stata una catarsi importante. Placido ha una comicita’ innata”. E Nigro di Pozzetto, che nel film e’ suo padre prossimo a sposarsi con la giovane Crescentini, ha raccontato: “Con Pozzetto cercavo di darmi un tono e rimanere maturo senza arrivare a citargli la scene dei suoi film. Finche’ un giorno ho rotto e gli ho detto ja canistracci oil’, citando un’azione che lui broker vendeva in Mia moglie è una strega. Dopodiché si e’ scatenato l’inferno a chi gli chiedeva le battute”. Dario Bandiera fail suo show di cabaret, Isabella Aragonese, con cui fa coppia nel film lo segue. Francesco Montanari, diventato noto per il “libanese” di Romanzo Criminale: “E’ stato divertente rispetto al cattivone ho fatto un cialtrone”. Crescentini: “Sono fiera di aver baciato Pozzetto”.
Cambiando film, promosso anche ‘Marpiccolo’ di Alessandro Di Robilant, che racconta della Taranto sottomessa alla cupola mafiosa e della vita di un ragazzo del posto che si trova travolto, suo malgrado, in una spirale che rischia di distruggere la sua vita per sempre. Educativa e ben girata la pellicola concorre per la categoria ‘Alice nella città’ dedicata ai giovani e promette di ottenere un buon piazzamento.
Ieri è tornato a parlare, al Parco della Musica, anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Serve una ristrutturazione, una riforma del Fus e non un ridimensionamento”. Queste le importanti parole del primo cittadino intervenuto agli Stati Generali del Cinema italiano. “Sono convinto – ha detto – che il cinema italiano debba essere finanziato dallo Stato, un fatto ineludibile. Ci devono essere risorse pubbliche. Dall’altro lato pero’, – ha continuato – bisogna andare verso il reale riconoscimento della qualita’ e del merito, per superare ogni forma o sospetto di clientelismo e lottizzazione, di autofinanziamento a club ristretti”. “Bisogna creare un meccanismo di assoluta trasparenza – ha aggiunto – e di partecipazione per l’assegnazione dei fondi. Questa e’ la sfida che abbiamo di fronte”. Secondo Alemanno le risorse devono essere utilizzate “non solo per la produzione – ha  concluso – ma anche il consumo”.
Alemanno ha poi proseguito: “L’unica cosa che e’ un po’ mancata e’ una rassegna, un ciclo dedicato alla caduta del muro di Berlino, in occasione del 20 anniversario. Me ne sono accorto in ritardo ma alla fine in parte abbiamo recuperato, abbiamo compensato ieri con la proiezione del film Popieluszko, durante la quale ho anche visto piangere Lech Walesa, si e’ commosso. Mi hanno  spiegato – ha aggiunto – che ci sono difficolta’ oggettive perche’ su questo tema c’e’ poca produzione. A novembre faremo una celebrazione a piazza di Spagna” Apprezzamento poi per “i film che visto, mi hanno molto emozionato, alcuni hanno anche evocato valori”.
Il sindaco sempre in occasione della 3 giorni di dibattiti e workshop sullo sviluppo dell’industria cinematografica e audiovisiva al Festival Internazionale del Film di Roma: “I risultati raggiunti sono nettamente superiori all’anno precedente, sia in termini di immagine che di afflusso. Questo significa che stiamo crescendo. E’ ancora presto per fare un bilancio – ha aggiunto – ma appena chiuderanno i battenti del Festival, immediatamente dopo dovremo metterci tutti insieme seduti ad un tavolo per la prossima edizione”. Continuare a sostenere il Festival, non facendo “tabula rasa” con il cambio dell’amministrazione, è stata per lui “una scelta giusta” ha detto. “Dobbiamo però continuare a riflettere – ha detto – su come far crescere questo Festival e renderlo più produttivo. Per me è una scelta irrinunciabile, con oltre 4500 imprese che operano nel settore, Roma è la capitale dell’audiovisivo. E’ quindi inevitabile e imprescindibile un’esperienza come questa ma che deve unire tre aspetti”.  Per il sindaco serve “visibilità nazionale ed internazionale, – ha spiegato – la capacità di coinvolgere gli operatori per far crescere il tessuto produttivo e mantenere il radicamento nella città”. “Noi – ha concluso – come grande città della cultura non possiamo rinunciare alla produzione della cultura, sarebbe una follia non solo per la creatività ma anche come scelta di asset economico”.
L’assessore regionale alla Cultura, Giulia Rodano, intervenuta anche lei insieme al sindaco: “Ho apprezzato le parole del sindaco Gianni Alemanno sul Fus, non credo pero’ che sia necessario sostenere solo la qualita’ ma l’intero comparto del cinema perche’ dove solo dove c’e’ quantita’, c’e’ qualita’”.  “Spero quindi, – ha aggiunto – che per quanto riguarda il Fus si possa invertire la rotta, perche’ a rischio c’e’ l’intero settore, ma soprattutto rischiamo che il prossimo anno il Fus non ci sia proprio”. Nel corso del suo intervento Rodano ha anche parlato del problema del “precariato e del lavoro ad intermittenza, – ha detto – che nel mondo dello spettacolo e’ particolarmente grave”.

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