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GIORGIO DIRITTI SI SALVA NEL GIORNO DEL BANALE

ROMA FILM FEST 2009 - LOGO

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di giovedì 22 ottobre 2009) – Il Festival di Roma è giunto al settimo giorno di programmazione. Le proiezioni per stampa e pubblico proseguono senza sosta.
Tre nuovi film, di cui parlarvi, presentati alla stampa e che sono stati ieri presentati anche al pubblico.
‘L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, ‘Vision’ di Margareth von Trotta e ‘Brotherhood’ di Nicolo Donato.
Si comincia con la strage di Marzabotto vista attraverso gli occhi di una bambina che non riesce più a parlare: in Concorso “L’uomo che verrà”, nuovo film di Giorgio Diritti autore che aveva colpito critica e pubblico con l’esordio “Il vento fa il suo giro”. Diritti affronta con la sua opera seconda uno dei capitoli più tragici della seconda guerra mondiale, la strage di Marzabotto, avvenuta nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944. Tra gli interpreti Maya Sansa, Alba Rohrwacher e Claudio Casadio.
La trama è a metà tra romanzo e storia vera. Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell’attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, stretti fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l’avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.
Pellicola ben diretta e costruita, piacevole a seguirsi e strutturata a dovere anche se l’argomento in questione non è certo il più originale possibile, esistendo una cinematografia infinita su questo argomento. Diritti riesce comunque a coinvolgere lo spettatore senza dover ricorrere all’arma del patetico e della lacrima facile. Godibile ma scontato, questo in conclusione il giudizio su una pellicola che a nostro avviso, per svariati motivi, si candida seriamente a vincere il premio della giuria come miglior film in concorso (quello del pubblico dovrebbe andare ad ‘Up in the air’ del duo Reitman-Clooney).
La tedesca Margarethe von Trotta, uno dei più incisivi cineasti del New German Cinema, torna sul grande schermo con “Vision”, la storia di Hildegard von Bingen – realmente esistita – decima figlia di una ricca e nobile famiglia tedesca e diventata badessa. La donna si accorge ben presto di avere una spiccata sensibilità visionaria.
Margarethe Von Trotta racconta la genesi di Vision il film dedicato alla vita della mistica medievale Ildegarda di Bingen presentato al Festival di Roma dopo il grande successo ottenuto sia a Telluride che a Toronto “La storia è stata fatta dagli uomini ed è stata scritta dagli uomini, in questo senso per noi donne è importante recuperare le figure femminili emancipate che appartengono al nostro passato” – e ancora – “Vision è un progetto che accarezzavo da lungo tempo e cui avevo già pensato negli anni Ottanta. Avevo scritto una sceneggiatura sulla partecipazione di Hannah Arendt al processo di Eichmann, ma quando l’ho sottoposta al mio produttore, lui era piuttosto interessato a quest’altro soggetto di cui gli avevo parlato qualche anno prima”.
Terzo film in Concorso, di cui parliamo oggi, è il danese “Brotherhood” su due neonazisti che nascondono il loro rapporto omossessuale, sino al dramma finale. Diretto dall’esordiente Nicolo Donato, regista tedesco di origine italiane. Cupo e violento, certamente lascia sconvolti, più per l’aggressività delle scene che per sceneggiatura e svolgimento che appaiono alquanto banali e semplicistiche. Ora tutti i buonisti si schiereranno al fianco di questa pellicola che si pone in difesa della degli omosessuali. In realtà tutta la questione sociale si riduce ad un banalissimo soggetto: i neonazisti sono picchiatori notturni e i gay sono le loro vittime. Si esce dalla sala con la sensazione di aver assistito ad un ottima regia ma nulla più.

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