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TRE ASSI NELLA MANICA SUL FINIRE DEL FESTIVAL

ROMA FILM FEST 2009 - LOGO

servizio di LUCA SVIZZERETTO

(tratto da Nuovo Oggi di venerdì 23 ottobre 2009) – Ieri fuoco e fiamme per l’ultima grande giornata prima della due giorni che vedrà la consegna dei premi minori e maggiori e la proiezione di gala dei film vincitori.
Tre eventi di cui parlare e da sottolineare. I fratelli Coen con ‘A Serius Man’, Meryl Streep con ‘Julie & Julia’ e l’evento più atteso dai teenager avvero il red carpet e la presentazione (20 minuti di scene) di ‘New Moon’, secondo capitolo della saga di ‘Twilight’.
Il film dei Coen ironizza su una certa categoria della società statunitense e lo fa in modo assolutamente graffiante. Difficile quindi ridere a crepapelle, si ride a denti stretti e se non è così allora il sospetto è quello che la pellicola non sia stata ben capita. Cosa possibile visto che il tutto è piuttosto difficile da interpretare fino in fondo e non è certo il lavoro più lineare dei registi premio Oscar.
Un film “decisamente americano”, che racconta la storia di un ebreo in una cittadina del Mid Wed e dove anche parte dei personaggi sono “attori locali”, hanno ammesso i fratelli Joel e Ethan riguardo alla loro opera fuori concorso. “Il film è girato nel posto dove siamo cresciuti – ha spiegato Ethan Coen all’Auditorium – ma nella storia non c’è nulla di personale, di autobiografico. Il luogo è stato il punto di partenza, tutto il resto è finzione”. Protagonista del film è Larry Gopnik, interpretato da Michael Stuhlbarg, anche lui presente alla conferenza stampa, nei panni di un professore di fisica in un’università del Mid West che, alla ricerca di perduto equilibrio, chiede consiglio a tre diversi rabbini. “Michael è cresciuto in California e vive a New York”, ha detto Joel Coen, “ma mio padre era del Mid West, quindi chissà”, ha scherzato l’attore.
“Volevamo fare un film su personaggi ebrei, – ha detto Joel Coen – in un contesto specifico, in un’epoca specifica”. “Noi siamo ebrei – ha aggiunto Ethan Coen – e questa è una parte enorme della nostra identità ed ha un’influenza enorme su quello che facciamo. Forse chissà, in questa identità c’è anche un certo pessimismo”. Nel film si racconta la sensibilità ebraica del Mid West, hanno ripetuto più volte i fratelli Coen.
“Quella di Woody Allen – ha aggiunto Joel – è invece una sensibilità ebraica tipicamente newyorchese, diversa da quella di questo film”. “Se Antonioni fosse cresciuto a Minneapolis, chissà, – ha detto Ethan Coen – le cose sarebbero andate diversamente”. “Non so se il film descrive il vuoto della società americana”.
Se “A serious Man” sia una commedia o meno? Per Ethan Coen “è semplicemente una storia”.
Molto più divertente, limpido ed apprezzabile è invece la pellicola che vede protagonista la mitica Meryl Streep. Peccato solo che non si sia trattato di un’anteprima ma che in realtà in Inghilterra, ad esempio, è già nei cinema da diverse settimane.
Una pura celebrazione del gusto per la vita. Meryl Streep seduce la folta platea di giornalisti condensando il cuore del suo nuovo film “Julie & Julia”, che racconta due vite parallele ai fornelli, quello della famosa tv chef Julia Child negli anni ‘50 e l’attuale emula con tanto di blog: “Quello che conta è l’amore il sesso e cibo e’ la gemma che brilla in questo film, il messaggio che si nasconde. Il potere soldi carriera sono elementi che mettono in ombra le cose che contano nella vita”. Simpatica e brillante, strappa applausi ad ogni risposta, è un’emozione solo a vederla nella sua calma serafica e nella signorilità piena di charme con cui sopporta problemi tecnici di traduzioni (tra cuffiette che non funzionano). Ogni volta che si parla delle sue interpretazioni, si ricorre a complimenti superlativi: “Ovviamente ringrazio moltissimo, mia mamma mi ha insegnato le buone maniere. Tutti questi riconoscimenti e superlativi non incidono più di tanto perché io conosco i miei difetti e debolezze. E’ proprio la fragilità umana che mi interessa esplorare come attrice, ciò che non e’ perfetto. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mostra fragilità e difetti” Ha conosciuta la vera Julia Chiald? “No, mai incontrata purtroppo. Ma ho avuto uno scambio con lei per posta perché nel 1989 ero attiva nel movimento dello slow food cercavo di promuovere il concetto di mangiare bene e sano. Si chiamava Mothers and Others. La contattammo ma fu scorbutica, non ci diede nessun sostegno, poi e’ diventata più aperta, si era lasciata influenzare da persone che lei rispettava”. Lei cucina: “Tutte le sere, sono brava, magari non sempre tutte le sere”. Ma quali sono gli ingredienti per una vita fortunata tra lavoro e privato? “Primo ingrediente, un buon marito. Io l’ho trovato 31 anni fa. Poi, energia resistenza e grande capacità organizzativa”. E rivela “Con questo film volevo rendere omaggio a mia madre, aveva la stessa età, era della stessa epoca, aveva la stessa gioia di vivere. Quando entrava in una stanza la illuminava, era bravissima a comunicare il suo entusiasmo. Il film è stata per me l’opportunità di interpretare una donna esistita veramente ma tenendo presente una donna che ammiravo, un’opportunità di interpretare una donna che sceglie di guardare alle cose belle della vita”.  Sul caso Polanski: “Mi spiace che si trovi in carcere”.
Sta al gioco anche con le domande più bizzarre, se la frase clou della diva chef “tutti possono disossare un’anatra” poteva ispirarsi al motto di papa Woytila, e lei replica: “sono d’accordo col papa e con Julia sull’anatra, bisogna provarci con tutte se stesse. Una delle opportunita’”. Sul premio Nobel a Obama, commenta: “Sono d’accordo col Nobel a Obama per cuo’ che lui ha promesso, forse non gli abbiamo dato tempo per mantenerle ma e’ sulla buona strada. Lui ha conseguito qualcosa di sostanziale nel cucire amicizie importanti nel mondo”. Quando dichiara di evere 60 anni, fioccano gli applausi in sala, e se tempo fa una diva di Hollywood rimasta anonima ha pubblicato una lettera su un noto giornale in cui chiedeva alla figlia di non fare l’attrice elencando tutte le spiacevoli e negative situazioni, lei commenta: “Non potrei mai scrivere una lettera cosi, la mia e’ stata una vita fortunatissima, nella nostra professione ci sono carriere diverse. C’e’ chi incarna il glamour io non mi sono mai concentrata su questo, ma sul mio essere attrice. E come attrice potevo fare un uomo una donna una vecchia signora grassotta, e ho sempre pensato a me come fatta d’argilla da plasmare. Adesso l’attenzione asfissiante ad essere magre e bellissime. Sotto questa pressione si perde la capacita’ di fare bene l’attrice. Sono felice ma anche preoccupata per le mie figlie attrici, quando arrivano le critiche criticano te e il tuo modo d’essere. Ma e’ una professione eccezionale e sono grata per tutto cio’ che questa professione mi ha permesso di esprimere”. Se un giornalista ricorda l’emozione di quando bambino vide Il Cacciatore, lei risponde: “Sono sorpresa che sua madre le abbia lasciato vedere il Cacciatore quando era piccolo, non si fa”. Si ispira a qualcuno: “Ho tratto ispirazioni da tante, rubo ancora, anche dalle attrici con cui lavoro. Meglio rubare agli uomini cosi’ non se ne accorgono”. Invidia?: “Si per Jessica Lange, che ottenne la parte in Sweet dreams”. All’Oscar ci pensa?: “Per me e’ interessante pensare al lavoro più che ai premi. Ho vinto il mio ultimo Oscar 25 anni fa, e sono onorata quando ricevo nomination, sono gi attori a votare. E’ bello che siano i colleghi a valutare. Poi il voto dipende dall’Academy”. Ha un regista preferito? “Non ho un regista preferito non ho neanche un colore preferito o un cibo, mi piace tutto. Forse con alcuni registi non mi sono divertita tanto, ma sono viziata, ho lavorato con i migliori”. Pensa alla regia un giorno? “Alcuni registi direbbero che gia’ l’ho fatto o ci ho provato. Ho opinioni su tutto e parlo anche di cose che non mi riguardano. I grandi mi permettono di collaborare tantissimo”. Con chi vorrebbe lavorare? “Vorrei che Martin Scorsese avesse interesse per un personaggio femminile per una volta, ma non so se ci sara’ tempo”. E se le si ricorda il gala di attori che la celebrarono anni fa, dice: “E’ stata una delle più straordinarie esperienze della vita, volevo morire. Sono passati cinque anni, una serata straordinaria, avevo il cuore gonfio dalla gioia non pensavo di sopravvivere. Era all’American Institute. Quest’anno dovro’ celebrare Bob De Niro per il più importante premio che un artista puo’ ricevere, saro’ io a presentargli questo premio e sto mettendo a punto il discorso, siamo grandi amici”.
Infine un invasione di giovani e giovanissimi per il red carpet di parte del cast di ‘New Moon’, presenti Jamie Campbell Bower, Charlie Bewley, Cameron Bright e la sceneggiatrice Melissa Rosenberg. Il gruppo ha presentato alcune scene del film in anteprima assoluta prima alla stampa ed a seguire al pubblico. Per quel poco quindi che si è visto il prodotto finale sembra migliore di ciò che ‘Twilight’ ci aveva offerto. Se il primo artisticamente era un prodotto deludente, commercialmente vincente comunque, questo seguito potrebbe offrire una nuova prospettiva anche ai più negativi. Fatto sta che sarà vincente sul piano economico anche questo, vista la mole di ragazzine urlanti in cerca di un atografo e visto che è già in fase di realizzazione il terzo episodio, quello che potrebbe concludere la serie televisiva come ci ha spiegato la Rosenberg.
Con ‘New Monn’ il Roma Film Fest si prepara alle molte premiazioni che avranno luogo già da questa mattina e staremo a vedere se il nostro pronostico si avvicinerà alla realtà. Con ‘Up in the air’ (Reitman, Clooney), trionfante per il pubblico e ‘L’uomo che verrà’, di Giorgio Diritti, sul podio più alto per la giuria.

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