servizio di LUCA SVIZZERETTO
(tratto da Nuovo Oggi di martedì 27 ottobre 2009) – Per Carolina detta Caro, 14 anni, ci sono le amiche del cuore, Alis e Clod, con le quali condividere i giorni e i sogni. Ci sono i primi baci rubati nella penombra del portone. C’è la scuola, due nonni meravigliosi che la sanno guardare in fondo all’anima e un fratello leggendario, Rusty James, che aiuta il suo cuore a sognare. E poi c’è l’amore, quello vero, che ha il nome di Massimiliano, incontrato in una libreria un pomeriggio di settembre.
Questa la sinossi del nuovo film di Federico Moccia, presentato a Roma, dal regista insieme a gran parte del cast. Veronica Olivier che interpreta la protagonista Carolina, Beatrice Flammini e Flavia Roberto le sue amiche del cuore, Pamela Villoresi la mamma, Raniero Monaco Di Lapio il fratello, Riccardo Garrone il nonno, Cristina Marino una delle compagne di scuola mentre Giuseppe Maggio è Massi, il protagonista maschile.
Quindi dopo le storie d’amore da 18enni e quella tra un 30enne ed una 17enne per Moccia uno sguardo a l’età in cui si è in piena adolescenza. Sogni, speranze e modi di vivere di una generazione che cresce e ha grande voglia di farlo.
Diverte questa pellicola e allo stesso tempo riesce perfino a far riflettere con un finale affatto scontato e affatto a lieto fine.
Girato con cura presenta poche sbavature e risulta godibile per quanto qualche cosa di fastidioso potrebbe anche esserci. A cominciare dalle innumerevoli pubblicità, per nulla occulte, che si trovano sparse nel corso della storia e che in alcune situazioni appaiono così gratuite e poco spontanee da ricordare i coprotagonisti di Jim Carrey in Truman Show.
A questo aggiungiamo che il regista romano continua a descrivere una certa classe sociale, abbastanza borghese, dimenticandosi che l’amore e l’adolescenza esistono per tutti anche per chi guadagna 800 euro al mese e vive in otto nella stessa casa.
Nonostante questi appunti, che non potevamo non sottolineare, la storia risulta piacevole e frizzante, si dipana con semplicità ed il tempo, durante la visione, scorre velocemente. Buon segnale per una commedia.
Prodotto da Medusa con Marco Belardi, budget di 4 milioni e mezzo di euro, di cui 150mila per la colonna sonora, scritta tra gli altri dalla vincitrice dell’ultima edizione di ‘Amici’, Alessandra Amoroso, Amore 14 e’ l’ennesimo prodotto del fortunato filone adolescenziale di Moccia: “C’e’ chi odia i lucchetti, ma ci sono pure dei cinquantenni che vengono da Frosinone a metterceli: ovviamente, io amo i secondi, ho un lato fortemente romantico, per qualcuno sara’ una debolezza”.
Definendo i 13-14enni “un canto leggero nel grande rumore della nostra vita”, Moccia respinge le accuse di averli mostrati “troppo precoci”, soprattutto nell’approccio alla prima volta: “Se hai accanto la persona giusta, a 13 anni inizi a pensarci. Ma questo film vuol dire che non bisogna avere fretta, ma dare importanza e valore a ogni cosa che facciamo. Non esiste un’eta’ per la prima volta, e io non la indico, viceversa mi auguro che possa essere un grande amore e qualcosa di cui poter parlare, innanzitutto con i genitori”.
Con il cammeo di Michela Quattrociocche e le Onde, che ritroveremo a febbraio in Scusa ma ti voglio sposare, Amore 14 e’ “a differenza di un libro, un progetto condiviso con grandi professionisti, da Pamela Villoresi e Riccardo Garrone nel cast al direttore della fotografia Marcello Montarsi e le musiche di Fabrizio Bondi”, sottolinea Moccia, concludendo sul mancato happy ending del film: “Anche a 13, 14 anni le delusioni esistono, e bisogna esserene consapevoli: si puo’ essere traditi, anche dalla migliore amica”.
“Rircordo i miei 13, 14 anni con serenita’, divertimento ed emozione: e’ un momento delicatissimo, segnante e formante, che credo l’immagine di una finestra che si apre sul mondo raffiguri bene”, dice il regista, che sottolinea come “questo film-traghettatore aiutera’ i 13 e 14enni a vivere con serenita’ le interrogazioni, come gia’ successo con i miei precedenti”.
“Memore de Il giovane Holden e della bravura di Salinger, ho dato una chiave femminile alla narrazione, inquadrando una scuola pubblica dove esistono incredibili momenti di incontro, spesso non ripetibili, tra classi sociali diverse”, prosegue il regista, che smorza anche le polemiche sull’autodefinizione di nuovo Muccino, che a Gabriele non e’ andata giu’: “Ero alla radio, e ho parlato di me quale Moccino, una battuta che evidentemente non e’ stata felice”.
La protagonista Veronica Olivier nella realtà ha 19 anni e 17 ne ha Giuseppe Maggio. Tutte le altre ‘attrici’ hanno però 15 anni e se Flavia Roberto ha studiato per anni recitazione e un domani vuol proseguire su questa strada lo stesso vuol fare la bella Beatrice Flammini che però spiega di essersi trovata in questa situazione per caso e che solo pochi giorni prima di iniziare le riprese voleva studiare per diventare medico.
Le attrici di Moccia sono l’esempio, nel mondo reale, di come i suoi personaggi siano molto vicini alla realtà.
Una realtà giusta e piena di buoni sentimenti o sbagliata e vuota? Su questo si discute e si è sempre discusso da quando ‘Tre metri sopra il cielo’ diventò un cult generazionale.
Oggi si continua a discutere.




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secondo me nn è questo gran film…troppa superficialità…